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Il paradosso è come un segnale che ti fa guardare più avanti. Se ti senti turbato dai paradossi vuol dire che nel tuo intimo brami fortemente l'assoluto. Una persona relativista considera il paradosso semplicemente come un pensiero interessante, divertente o forse spaventoso, e sempre istruttivo.
Tratto da "L' Imperatore dio Dune" di Frank Herbert
Dopo l'11 settembre
Power and terror
Noam Chomsky
Marco Tropea Editore (lingua italiana)
153
attualità / economia / geopolitica /
Avram Noam Chomsky, nato a Philadelphia il 7 dicembre 1928, è uno scienziato e teorico della comunicazione statunitense. Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo.
La teoria della grammatica generativa, alcuni dei cui elementi essenziali sono già presenti nell'opera Syntactic Structures del 1957, si caratterizza per la ricerca delle strutture innate del linguaggio naturale, elemento distintivo dell'uomo come specie animale, superando la concezione della linguistica tradizionale incentrata sullo studio delle peculiarità dei linguaggi parlati. L'influenza del pensiero di Chomsky va ben al di là della stessa linguistica, fornendo interessanti e fecondi spunti di riflessione anche nell'ambito della filosofia, della psicologia, delle teorie evoluzionistiche, della neurologia e della scienza dell'informazione.
A partire da una forte presa di posizione contro la guerra del Vietnam a metà degli anni sessanta, all'attività accademica Chomsky affianca un notevole impegno politico e sociale. La costante e acuta critica nei confronti della politica estera di diversi paesi e, in particolar modo, degli Stati Uniti, così come l'analisi del ruolo dei mass media nelle democrazie occidentali, lo hanno reso uno degli intellettuali più celebri e seguiti della sinistra radicale americana e mondiale.
Fonte
Sono passati due anni dall'11 settembre 2001, quando le Twin Towers si sono sbriciolate in diretta sotto gli occhi del mondo. La più grande superpotenza mondiale non sarebbe più stata la stessa: aveva perso la propria invulnerabilità. Il lutto, la rabbia, il desiderio di consegnare alla giustizia i mandanti hanno compattato l'opinione pubblica americana intorno al presidente Bush e alla sua crociata contro il male, proclamata in toni apocalittici. La voce di Noam Chomsky ancora una volta diventa un punto di riferimento per tutti coloro che rifiutano di appiattirsi su questa logica manichea. Chomsky sostiene che si debba parlare di terrorismo per ogni atto di aggressione che coinvolge una popolazione civile, quindi per tanti capitoli della storia passata e presente: basti pensare al conflitto israelo-palestinese, alla repressione dei curdi da parte della Turchia e dei ceceni da parte della Russia, oltre che a tutti gli interventi armati degli Stati Uniti in nome di un nobile ideale (dalla lotta al comunismo in Vietnam all'esportazione della democrazia in Iraq). Oggi la logica della sopraffazione si ammanta della nuova etichetta di guerra all'Asse del male, quella condotta dall'amministrazione Bush e dai suoi alleati contro i signori del terrore, ma che in realtà colpisce paesi già straziati da regimi tirannici e da conflitti interminabili. Nelle mani dei signori del potere, l'11 settembre si è trasformato in un vessillo da agitare a giustificazione di nuove violenze. Pacato ma impietoso nelle sue analisi, dopo quarant'anni di militanza Chomsky è più che mai convinto che la conoscenza sia l'unica arma che la società civile, e quindi ciascuno di noi, può contrapporre alla fabbrica massmediatica del consenso, perché solo dalla conoscenza possono nascere l'azione e la partecipazione politica.
- tratto dalla quarta di copertina
Non aspettatevi da questo libro un'analisi delle cause e conseguenze dell'11 settembre; quello che Chomsky si propone è di collocare tali avvenimenti in un contesto più ampio, comprendente anche l'operato americano e dei suoi alleati.
Chomsky parte dal presupposto che qualsiasi uso di violenza verso popolazioni civili, a prescindere se compiute da estremisti religiosi o da governi, è per definizione da considerarsi terrorismo; nell'ottica di questa premessa, egli esegue poi un 'attenta analisi degli interventi americani in Vietnam, america centrale, Medio Oriente, ex Jugoslavia.
Ciò che ne emerge è che gli avvenimenti dell'11 settembre, per quanto tragici, non sono nulla di diverso da ciò che accade regolarmente nel mondo, spesso per mano degli stessi Stati Uniti o delle altre nazioni più potenti. L'unica vera differenza è che questa volta (per la prima volta), vittima di tali atrocità è uno stato occidentale.
Altro obiettivo pienamente raggiunto da Chomsky è quello di denunciare l'ipocrisia dei media occidentali: tutte le atrocità commesse dai nemici degli Stati Uniti sono da considerare terrorismo; quelle commesse dagli americani o dai loro alleati sono "guerre contro il male" o amenità del genere.
Come suo solito, Chomsky non tenta di "convincere" nessuno; l'obiettivo è solo quello di informare, far conoscere alla gente i fatti tenuti nascosti dai media. Sta poi al lettore farsi un'opinione.
Tutti si preoccupano di come possiamo fermare il terrorismo. Bene, c'è un modo semplicissimo per riuscirci: smettere di praticarlo.