Il codice e i contenuti di questo sito sono stati interamente realizzati da figura4.
Gli strumenti utilizzati: il framework Ruby on Rails, il database MySql e tanta passione per la lettura ed il cinema.
Twenty-eight days... six hours... forty-two minutes... twelve seconds. That is when the world will end.
Tratto da "Donnie Darko" di Richard Kelly
L' Apprendista ammiraglio
The warrior's apprentice
Lois McMaster Bujold
Baen (lingua inglese)
Born in Ohio in 1949, Lois McMaster Bujold was an avid reader of science fiction as a teenager. She had her own science fiction success in 1985 when she sold her first story, "Barter", to the Twilight Zone. Then one year later she managed to get three of her novels published. She has won many awards for her work, including Three HUGO awards, one for the The Vor Game in 1990, one for Barrayer in 1992, one for "the Mountains of Morning" which also won a NEBULA award. She has won more HUGO awards than anyone with the exception of Robert Heinlein. Recently divorced, she now lives as a author and mother of two and continues to produce Science Fiction novels and short stories.
Fonte
The Warrior Apprentice” è il primo libro che leggo della Bujold, ed è il secondo volume della celebre saga dei Vor. Ho scelto di iniziare dal secondo volume della saga perché è qui che fa la sua prima comparsa Miles Vorkosigan, che a detta di tutti coloro che mi hanno consigliato questa lettura, è il vero personaggio-cardine dell’intera saga. Questa mia scelta si è rivelata però poco felice, perché la lettura si è rivelata difficoltosa, non conoscendo nulla del background. Troppi nomi di pianeti, razze o personaggi che avrebbero dovuto essere familiari mi suonavano invece del tutto estranei e sconosciuti. La situazione ovviamente migliora col procedere della lettura, ma sarebbe stato meglio iniziare col piede giusto.
Ma veniamo alla trama. Miles Vorkosigan è l’unico figlio ed erede di Lord Aral Vorkosigan, primo ministro e fidato consigliere dell’Imperatore del pianeta Barrayar. Miles è afflitto fin dalla nascita da gravi problemi fisici, dovuti ad un tentativo di assassinio ai danni della madre durante la gravidanza. Le sue ossa sono di conseguenza estremamente fragili ed inclini alle fratture; inoltre la sua statura fisica è estremamente ridotta. Questi difetti fisici risultano molto più gravi in una società in cui l’ingegneria genetica permette, in condizioni normali, di eliminare qualsiasi difetto di nascita. Per non parlare poi dell’antica tradizione di Barrayar (fortunatamente ormai bandita, ma mai del tutto sradicata) di uccidere alla nascita i neonati deformi. Miles si trova dunque a dover affrontare quotidianamente pregiudizi di ogni sorta, venendo scambiato spesso e volentieri per un mutante. Tali difetti fisici vengono tuttavia (ampiamente) compensati da una mente brillante e da spiccate doti di leadership, che il padre è lesto a riconoscere in lui fina dalla tenera età. Una piccola parentesi: fin dall’inizio mi sono sembrate evidenti le somiglianze con un altro personaggio di una delle mie saghe fantastiche preferite, ovvero il Tyrion Lannister di George Martin, anch’egli deforme dalla nascita ma dotato di un’intelligenza fuori dal comune, che gli permette di sopravvivere in mondo persino più ostile di quello proposto dalla Bujold. Ma torniamo a Miles. Deciso a non deludere le aspettative del padre (e sopratutto del nonno paterno), egli entra all’accademia militare di Barrayar, ma i suoi handicap fisici gli impediscono di portare a termine l’addestramento. Moralmente distrutto, viene inviato dal padre a far visita alla nonna materna sul pianeta Betan, accompagnato dalla fedele guardia del corpo, il sergente Bothari, e dalla giovane Elena Bothari (figlia del suddetto sergente, di cui Miles è innamorato). Ma quella che sembra nascere come una innocua vacanza si trasformerà ben presto in una vera e propria odissea, che porterà Miles, suo malgrado, al comando di un esercito di tremila soldati mercenari, sotto l’identità fittizia di Ammiraglio Naismith.
Ciò che mi era stato anticipato sulla saga dei Vor è stato ampiamente confermato da questo romanzo: Miles Vorkosigan è il vero fulcro dell’intera storia. C’è sempre lui al centro della narrazione, suo il punto di vista con cui vengono presentati gli eventi. E questo è senz’altro un aspetto positivo, poiché il suo risulta un personaggio davvero molto convincente e ben caratterizzato, con cui risulta facile immedesimarsi. La lettura risulta quindi piacevole e molto scorrevole, mai appesantita. L’unico aspetto che non mi ha pienamente convinto è il modo con cui viene trattato il tema della guerra, proposto forse con un po’ troppa leggerezza. I protagonisti (poco più che adolescenti), si trovano improvvisamente a catapultati in prima linea, cavandosela forse un po’ troppo bene per essere al loro battesimo del fuoco (nonostante l’addestramento cui sono stati sottoposti). Interessante invece il tema dei mercenari, qui presentati come dei veri e propri professionisti della guerra; quello del mercenario sembra essere un mestiere come un altro, infatti capita di sentire gli uomini di Miles lamentarsi perché il “cliente” ha scelto di acquistare solo un embargo anziché un assalto completo contro il nemico, oppure chiedere delucidazioni sul piano previdenziale previsto dal loro contratto…
War is the failure of politics.