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As we both know, there are very few real accidents in this world. Most of what we call accidents are unconscious violence.
Tratto da "La barriera di Santaroga" di Frank Herbert
Le Montagne del dolore
The Mountains of mourning
Lois McMaster Bujold
Baen (lingua inglese)
Born in Ohio in 1949, Lois McMaster Bujold was an avid reader of science fiction as a teenager. She had her own science fiction success in 1985 when she sold her first story, "Barter", to the Twilight Zone. Then one year later she managed to get three of her novels published. She has won many awards for her work, including Three HUGO awards, one for the The Vor Game in 1990, one for Barrayer in 1992, one for "the Mountains of Morning" which also won a NEBULA award. She has won more HUGO awards than anyone with the exception of Robert Heinlein. Recently divorced, she now lives as a author and mother of two and continues to produce Science Fiction novels and short stories.
Fonte
Non sapendo bene dove piazzare la recensione di questo racconto (o romanzo breve?) ho deciso di creare una pagina tutta sua, il che dovrebbe già darvi un’indicazione su quello che sarà il mio giudizio. Mi spiego: io ho fra le mani un volume (una sorta di antologia della Bujold, direi) dal titolo “Young Miles”, che comprende, oltre al suddetto racconto, anche i romanzi “The Warrior’s Apprentice” e “The Vor Game”. Se non sbaglio “The Mountains of Mourning” viene pubblicato anche nel volume “Borders of Infinity”, che non so bene come collocare (da qui il mio dilemma).
Miles Vorkosigan, da poco diplomato all’accademia militare di Barrayar, è in attesa del suo primo incarico, e viene nel frattempo inviato dal padre ad indagare sull’assassinio di un neonato nella sperduta e retrograda regione denominata Silvy Valley. A questo punto è necessaria una premessa, che riassuma brevemente la storia del pianeta Barrayar. La prima colonizzazione del pianeta avviene ad opera di un gruppo di alcune migliaia di individui, che avrebbero dovuto costituire una semplice testa di ponte per un ben più massiccio afflusso di coloni. Tuttavia un grave problema con il jumpgate locale taglia letteralmente fuori il pianeta dal resto della galassia per interi secoli, costringendo i primi coloni, abbandonati a loro stessi, ad una durissima lotta per la sopravvivenza. Le condizioni di vita sono estremamente difficili, tutti devono dare il loro contributo alla comunità affinché questa possa sopravvivere. Da qui ha origine la tradizione, barbara ma probabilmente all’epoca necessaria, di uccidere i bambini deformi alla nascita, poiché essi non sarebbero stati in grado di dare il loro contributo, rappresentando quindi un potenziale pericolo per la sopravvivenza della comunità. Col passare dei secoli (e la riattivazione del jumpgate), tale tradizione viene bandita, ma rimane fortemente radicata nelle generazioni più anziane e nelle regioni più arretrate del pianeta, tra cui figura appunto Silvy Vale, dove Miles viene inviato ad indagare su un infanticidio che richiama proprio questa tradizione, cui il padre di Miles è fortemente intenzionato a porre fine definitivamente (e chi meglio del padre di un figlio deforme può comprenderne la necessità?). La storia assume quindi le tinte di un vero e proprio giallo, in cui Miles dovrà non solo individuare il colpevole, ma anche affrontare le conseguenze etiche e morali della punizione che sceglierà di infliggergli.
Davvero un ottimo racconto, non c’è che dire, mi ha convinto ancora di più rispetto a “The Warrior Apprentice”, forse perché finalmente qui si approfondisce il background di Barrayar, pianeta natale di Miles, di cui ero praticamente a digiuno dopo aver letto il suddetto romanzo (essendo ambientato perlopiù si altri pianeti). Questo episodio rappresenta un passo importante della crescita di Miles (qui poco più che ventenne), percorso interiore che, sono convinto, lo porterà a diventare uno straordinario Lord al servizio del popolo di Barrayar. Ormai non posso fare a meno di continuare la lettura della saga dei Vor, non fosse altro che per seguire l’evoluzione del personaggio di Miles Vorkosigan.
Un ottimo racconto che vi consiglio caldamente, e che può essere tranquillamente apprezzato anche da chi non conosce la saga dei Vor.