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Hanno paura, hanno paura, questi cervelloni... E così deve essere. Devono, anzi, avere ancora più paura do noi tutti, comuni mortali, messi insieme. Noi non ci capiamo niente, mentre loro, almeno, capiscono fino a che punto non ci capiscono niente.
Tratto da "Picnic sul ciglio della strada" di Arkadi e Boris Strugatzki
I giardini della luna
La caduta di Malazan - vol 1
gardens of the moon
The malazan book of the fallen - vol.1
Steven Erikson
Tor (lingua inglese)
Steven Erikson was born in Toronto, Canada, grew up in Winnipeg, lived in the UK with his wife and son, and has since returned to Canada. He is an anthropologist and archaeologist by training and is a graduate of the Iowa Writers' Workshop.
FonteTaluni hanno definito Erikson come autore da evitare, sottolineando...
klint
13 Oct 2007 @ 02:14
Non posso che essere d'accordo sulla eccessiva difficoltà di lettura...
figura4
13 Oct 2007 @ 11:20
Ti consiglio di leggere i libri successivi poichè hai solamente sfiorato...
Kedwir
22 Jan 2009 @ 12:55
Primo volume della saga "The Malazan Book of the Fallen", "Gardens of the Moon" racconta la campagna di conquista del continente di Genabackis da parte dell'Impero Malazan. L'attenzione è concentrata sul tentativo di conquista di Darujhistan, ultima città libera del continente non ancora caduta sotto il dominio dell'Impero.
Ma la situazione dell'esercito imperiale non è delle migliori; c'è infatti aria di ammutinamento tra alcuni dei reggimenti, in particolare tra i Bridgeburners, squadra d'elite durante il regno del precedente Imperatore, ma ora caduta in disgrazia dopo l'ascesa al potere dell'attuale Imperatrice.
Questo è solo un accenno all'intricatissima trama di questo romanzo, basata prevalentemente sugli intrighi politici tra le varie fazioni in gioco, il tutto farcito da quantità industriali di magia.
Chiariamo subito l'aspetto più importante: il mondo creato da Erikson è straordinariamente originale, innovativo, complesso e dettagliato. Probabilmente anche troppo per poter essere pienamente rappresentato in un solo romanzo. Ed infatti, dopo ben 650 pagine (tante sono le pagine di questo primo capitolo della saga), il lettore ha ancora le idee parecchio confuse riguardo gli innumerevoli luoghi, regni, razze, divinità, Ascendenti e quant'altro.
Se da una parte ciò è inevitabile data la complessità del background dipinto da Erikson, dall'altra ritengo un po' eccessivo che, arrivati a fine romanzo, gli stessi elementi cardine che delineano gli avvenimenti principali rimangano avvolti nel mistero (mi riferisco alla tanto menzionata Moneta ed all'altrettanto misteriosa Casa che sbuca fuori dal nulla a fine romanzo, tanto per citare i più eclatanti).
Insomma, ve lo dico in tutta franchezza, ci ho capito ben poco. E ciò non è dovuto all'eccessiva complessità della trama (ho letto di peggio, ve lo assicuro), ma dal fatto che alcune delle nozioni indispensabili alla sua piena comprensione semplicemente non vengono fornite. Non dubito che tali misteri saranno chiariti nei volumi successivi, ma ritengo che un minimo di soddisfazione in più dopo 650 pagine di romanzo fosse d'obbligo.
Un'altra cosa che mi ha infastidito non poco è il non avere un'idea chiara degli equilibri di potere tra le varie fazioni in gioco, nemmeno a fine romanzo. Non è mai ben chiaro chi abbia più potere tra i vari High Mage, High Priest, Ascendenti, Mastini, Tiste Andii, T'lan Imaas e divinità varie. Questa situazione di incertezza è particolarmente fastidiosa in un romanzo quasi interamente basato sugli intrighi politici.
Un'altro aspetto che ho gradito poco è la caratterizzazione dei personaggi, ridotta veramente al minimo sindacale. Va detto che la saga assume decisamente un tono epico, descrivendo vicende che determinano le sorti di interi continenti, quindi è inevitabile che la caratterizzazione dei singoli personaggi ne risenta.
Parliamo ora della magia. Qui si rischia veramente l'overdose. Si parla di maghi/entità con poteri sufficienti a radere al suolo interi continenti. E' questione di gusti personali; io ritengo che qui gli venga data un po' troppa importanza. Preferisco le ambientazioni low-fantasy in stile Martin, ma ripeto, è una questione del tutto soggettiva.
Dopo queste considerazioni, non mi sento di dare più di un 7 a questo romanzo. Tuttavia i margini di miglioramento per i volumi successivi sono enormi; se infatti Erikson riuscirà a presentare un quadro più preciso del mondo da lui immaginato, questa saga potrebbe diventare qualcosa di molto interessante.
The only death I fear is dying ignorant.