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Le leggi repressive tendono a rafforzare ciò che proibiscono. Questo è il punto che tutti i legislatori della nostra storia hanno usato come garanzia per il proprio lavoro.

Tratto da "La Rifondazione di Dune" di Frank Herbert

Copertina del film 'Immortel (ad vitam)' di Enki Bilal

Scheda

Titolo italiano:

Immortel (ad vitam)

Titolo originale:

Immortel (ad vitam)

Regia:

Enki Bilal

Tags:

fantascienza / mitologia /

Biografia dell'autore

Enki Bilal

Enki Bilal (born Enes Bilalović on October 7, 1951) is a French comic book artist and film director.

Born in Belgrade, Serbia (former Yugoslavia), he moved to Paris at the age of 9. There, at 14, he met René Goscinny and with his encouragement tried turning his talent to comic books. He worked on Goscinny's magazine Pilote in the 1970s, publishing his first story, Le Bol Maudit, in 1972.

He began working with script writer Pierre Christin in 1975 on a series of dark and surreal tales.

On of his most renowned works is the Nikopol trilogy (La Foire aux Immortels, La Femme Piège and Froid Équateur), which took more than a decade to appear. Bilal wrote the script and did all the artwork. The final chapter, Froid Équateur, was even awarded the book of the year award by the very serious magazine Lire and is acknowledged by the inventor of chess boxing, Iepe Rubingh, as being the inspiration for this new sport.

His latest publication has been Quatre ? (2007), the last book in tetralogy (the Hatzfeld), this time dealing with the breakup of former Yugoslavia but from the future. The first installment came in 1998 in the shape of Le Sommeil du Monstre opening with the main character, Nike, remembering the war in a series of traumatic flashbacks. The third chapter of the tetralogy is titled Rendez-vous à Paris (2006). It gives a good indication of Bilal's popularity, being the fifth best selling new French comic of 2006 with 280,000 copies.[1]

His cinematic career has recently been revived with the expensive Immortel (Ad Vitam) which is his first attempt to adapt his books to the screen. The film received split critics, some panning the use of CGI characters but others have seen it as a faithful reinterpretation of the books.

Fonte

Commenti

  • Ma una recensioncina su questo gioiello di film?

    Hasimir
    24 Sep 2007 @ 13:56

  • Uhm.... Ammetto la mia ignoranza, non lo conosco. Però vedo dal sito...

    figura4
    24 Sep 2007 @ 13:56

  • Se lo trovi guardatelo...a me è piaciuto tantissimo.
    E' davvero strano...

    Hasimir
    24 Sep 2007 @ 13:56

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Immortel (ad vitam)

by Enki Bilal

7/10 - Discreto film

Recensione

Prima di guardare questo film, vi consiglio di spegnere per un paio d'ore l'emisfero sinistro del vostro cervello, quello della logica. In questo modo quando vedrete una enorme piramide galleggiare sopra la New York del 2095, oppure Anubis e Horus che giocano a monopoli, non vi porrete troppe domande. Perchè questo è un film che va guardato così, senza cercare di razionalizzare troppo ciò che si vede, lasciandosi semplicemente trasportare dalle emozioni che le immagini, le musiche e i dialoghi riescono a suscitare.
Si tratta di un film francese, tratto da un fumetto francese, e tanto basta a spiegare il feeling del film, completamente diverso da quello della solita SciFi made in USA cui siamo tutti abituati. Non conosco molto il fumetto francese, ma le sensazioni che ho avuto sono state molto simili a quelle che mi hanno dato alcuni fumetti di Moebius, sebbene qui sia presente una trama abbastanza delineata e comprensibile, al contrario delle opere di Moebius, che a volte sconfinano volutamente nel nonsense.
Come se ciò non bastasse, ad aumentare il senso di estraniamento dello spettatore contribuisce anche la scelta di realizzare in computer grafica la maggior parte dei personaggi e degli ambienti. La maggior parte, ma non tutti. Così è normale vedere attori in carne ed ossa interagire con le creazioni del computer. Una sensazione strana, ma non sgradevole. La qualità della computer grafica non è eccelsa, nonostante il film sia molto recente, ma questo poco importa. La mia opinione di un film non è mai influenzata dalla qualità degli effetti speciali.
Se proprio ci tenete, vi posso anche descrivere brevemente la trama, ma questo è uno di quei film in cui quello che conta non è la trama in sè, ma il come essa viene raccontata.
Nella New York del 2095 vive una strana accozzaglia di umani, mutanti e alieni. Improvvisamente, nel cielo della città compare una enorme piramide, abitata dalle divinità egizie (Horus, Anubi e pure quella dalla testa di gatto, di cui al momento mi sfugge il nome). L'immortalità di Horus, il dio dalla testa di falco, sembra essere giunta al termine; gli vengono concessi 7 giorni per trovare un corpo umano in grado di ospitarlo, nonchè per rintracciare una misteriosa ragazza dai capelli blu che pare essere la chiave per la continuazione della sua esistenza.
L'unico corpo in grado di accettare l'essenza del dio si rivelerà essere quello di Nikopol, un criminale sfuggito per caso all'ibernazione cui era stato condannato. Inizia così la ciaccia alla misteriosa ragazza dai capelli blu...
Questo film rappresenta una vera boccata d'ossigeno per chi, come me, non ne può più di tutti quegli action-movies made in USA che vengono camuffati da film di fantascienza annegandoli in fiumi di inutili effetti speciali. Quando capiranno gli americani che per fare della buona SciFi non bastano gli effetti speciali (anzi a volte sono di troppo)? Ci sono state in passato alcune voci fuori dal coro (mi viene in mente il bellissimo Gattaca di Andrew Niccol), ma sono ahimè rimaste del tutto inascoltate.
Beh, in questo film gli effetti speciali si sprecano, ma non sono fini a sè stessi, sono parte integrante del mondo visionario creato dal regista (nonchè autore del fumetto). C'è dunque un'idea alla base di questo film; un'idea valida, che viene sviluppata anche tramite gli effetti speciali. Nella SciFi made in USA gli effetti speciali spesso si sostituiscono all'idea.

P.S.: ringrazio Hasimir per avermi segnalato questo ottimo titolo.
Questo film è la dimostrazione lampante del fatto che non c'è alcun motivo per cui la SciFi cinematografica debba rimanere territorio unicamente USA.
Da vedere.

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