Il codice e i contenuti di questo sito sono stati interamente realizzati da figura4.
Gli strumenti utilizzati: il framework Ruby on Rails, il database MySql e tanta passione per la lettura ed il cinema.
Un amore profondo tra due persone comprende, dopotutto, il potere e l'occasione di fare un male profondo.
Tratto da "La mano sinistra delle tenebre" di Ursula K. Le Guin
Morte dell'erba
The death of grass
John Christopher
Urania collezione n°43 (lingua italiana)
Samuel Youd was born in Lancashire, and educated at Peter Symonds' School in Winchester, Hampshire (now Peter Symonds College).
He did his war service in the Royal Corps of Signals 1941-1946. A scholarship from the Rockefeller Foundation made it possible for him to pursue his writing career, beginning with The Winter Swan. His novels were popular during the 1950s and 1960s, most notably The Death Of Grass, although there was a revival in the 1980s after British television dramatised The Tripods. In recent years his novels appear to have fallen out of favour and now few remain in print, although they are still valued by collectors and fans of the genre.
Many of his science fiction novels follow the ruined earth pattern also followed by authors John Wyndham or H. G. Wells. In these novels everyday characters are placed into a setting in which they experience a major disaster which has severe implications for society and the world. Thus, he explores how characters and society cope with such changes.
In 1966 he started writing science-fiction for adolescents. The Tripods trilogy, the Prince in Waiting trilogy (also known as the Sword of the Spirits trilogy) and the Lotus Caves are still widely read today.
Quest'ultima recensione mi ha ricordato un libro che lessi molti anni...
Tommy
19 Sep 2007 @ 09:26
No, non l'ho letto. Però la trama sembra interessante (ho letto qualche...
figura4
19 Sep 2007 @ 09:29
Ho letto questo libro ed é veramente molto molto bello!! Lo consiglio...
Alessio
19 Sep 2007 @ 09:32
Il chung-li è un micidiale virus di origine asiatica che sta rapidamente causando la morte di tutta la vegetazione del pianeta. Inutili i tentativi di trovare una cura per tempo: presto l'umanità dovrà affrontare una carestia senza precedenti. Gran parte della popolazione è destinata a morire di fame, e un ritorno alla barbarie medievale sembra inevitabile.
John Custance, ingegnere londinese, è disposto a tutto pur di salvare la sua famiglia; abbandonata la città, intraprende un pericoloso viaggio verso l'unica speranza di salvezza, l'isolata valle sperduta nella campagna inglese dove vive il fratello David, agricoltore che per far fronte all'emergenza ha dedicato tutta la sua terra alla coltivazione di patate e barbabietole, uniche piante commestibili immuni al virus.
Il viaggio si rivelerà ben presto un vero e proprio incubo, una continua lotta per la sopravvivenza, che costringerà John a mettere da parte ogni scrupolo o parvenza di moralità pur di garantire la sopravvivenza della sua famiglia.
Ma John non immagina che il peggio lo attende proprio al termine del viaggio...
Mi viene spontaneo fare un paragone con Alas, Babylon, altro romanzo di genere post-apocalittico che ho letto poco tempo fa. Anche nel romanzo di Pat Frank i protagonisti sono costretti a confrontarsi con un ritorno alle barbarie conseguente allo sgretolarsi della struttura sociale, ma il loro senso morale sembra non essere toccato più di tanto; uccidono raramente e solo per difendersi, quando vi sono assolutamente costretti.
La mia impressione che tale visione sia fin troppo edulcorata si è rafforzata dopo aver letto questo "Morte dell'erba".
Fin dall'inizio del viaggio, i protagonisti sono costretti a compiere gesti che definire eticamente discutibili è un eufemismo; uccidere altri esseri umani semplicemente per procurarsi dei viveri o delle armi diventa del tutto normale ed accettabile, un gesto compiuto con la massima naturalezza e spontaneità, senza cattiveria o soddisfazione, ma anche senza rimorso o senso di colpa. L'omicidio è accettato come una necessità imprescindibile. Si uccide per sopravvivere, e solo se strettamente necessario, ma senza remore morali o sensi di colpa. Come fanno gli animali.
Questo è l'aspetto che più mi ha colpito del romanzo di Chrisopher, aspetto che rende la storia spietatamente realistica. Non si cerca in nessun modo di addolcire la pillola al lettore.
Dopo aver letto questo romanzo apprezzerete di più le comodità di tutti i giorni, anche quelle più banali e scontate come quella di avere un pasto caldo ed un letto per dormire... istruttivo.
In un certo senso, credo che il virus abbia diritto di vincere. Per anni abbiamo trattato la terra come se fosse una banca da saccheggiare. Ma la terra, dopo tutto, è anch'essa viva.
Viveri razionati, senza neanche il gusto di scatenare una guerra per il cibo.
Lealtà e generosità sono un lusso delle epoche civili.